Lifely, l'Internet of Thinghs per le piante di casa con sede in Open Campus

Resident del mese. Lifely, come si fa ad avere una pianta per amica?

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Se visitate Open Campus non vi sorprenderete di vedere omini Lego e maiali in gomma piuma sui desk dei Resident. Ma se vedete un assegno in formato 70 x 40 cm da 8 mila euro e un vaso con la sagoma di una pianta carnivora di nome Lara, vi trovate proprio di fronte alla postazione di Lifely, la startup che recentemente ha vinto Start Cup Sardegna salendo alla ribalta della cronaca per la seconda volta, dopo essersi aggiudicata il primo premio nell’ultima edizione di Startup Weekend Cagliari.
Per questo mese abbiamo deciso di farvi conoscere Antonio Solinas, il founder dell’azienda più mediatica del momento e Terence Deffenu, responsabile di marketing e comunicazione.
Antonio è imprenditore, insegnante, appassionato di tecnologia e di internet degli oggetti e Social internet of things.

Ciao Antonio, complimenti un’altra vittoria, ci racconti com’è nata Lifely?
Lifely nasce dalla mia passione per Internet degli oggetti e da un incontro folgorante con Leandro Agrò nel 2010, Leandro si occupa di Internet of things e ha fondato una startup in California che si chiama Wide Tag. In quel periodo insegnavo nella facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari e avevo un blog di approfondimento sull’argomento.
Non volevo fare un corso tradizionale e affrontare questo tema in maniera “cattedratica”, volevo mettere i ragazzi alla prova e volevo che si confrontassero con un progetto vero, curandone ogni dettaglio e ogni aspetto, come se davvero dovessero immetterlo sul mercato.

Per cui è nato tutto da un progetto accademico, da una tesina?
Sì, ma l’entusiasmo dei ragazzi era contagioso, e più ci lavoravamo più mi convincevo della valenza dell’idea. Nel 2011 ho riproposto lo stesso progetto agli studenti del Master “Gestione d’impresa – Made in Italy” attivato a Cagliari da Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, in collaborazione con la Regione Sardegna. Il vaso wifi controllato da remoto era già una realtà, nel frattempo venivano prodotti prototipi simili nel resto d’Italia, ma i ragazzi avevano già realizzato l’analisi di mercato attraverso le interviste sul campo e avevano scelto il nome: Lifely, un arcaismo poco usato in letteratura, che rappresentava un vero e proprio inno alla vita.
Il resto è storia recente, Startup Weekend Cagliari vinto per una manciata di voti, l’incontro con i miei attuali collaboratori Terence e Giuseppe Broccia, gente piena di entusiasmo e con tanta voglia di fare, la presentazione fatta come Bob Dylan con i fogli plastificati, anche se ammetto che il risultato non è stato proprio uguale all’originale e le notti a raffinare il business plan per la Start Cup

Va bene l’entusiasmo e anche l’idea di una startup under 30, ma quanto conta la tua esperienza di imprenditore?
Ovviamente, la mia precedente esperienza di project manager mi ha molto aiutato nella definizione e realizzazione degli step di progetto: passione tecnologica, approccio business e marketing oriented devono convivere in equilibrio se si vuole garantire il successo di una startup.
Inoltre, il valore aggiunto di Lifely è il fatto che si affaccia ad una fetta di mercato totalmente inesplorata: quella del Social Internet of things, che soprattutto in Italia ha ampi margini di azione. La III Rivoluzione industriale che stiamo vivendo, vedrà gli oggetti comunicare tra loro, ma vedrà anche una sempre più stretta connessione tra noi e gli oggetti che usiamo.

Come ogni progetto/brand che si rispetti anche Lifely ha bisogno di essere comunicato e promosso all’esterno e la sua anima social è Terence.

Terence se dovessi spiegare a mia nonna come funziona Lifely, cosa le diresti?
Dunque, Lifely è un progetto imprenditoriale per la progettazione, produzione e commercializzazione di dispositivi socialmente connessi, per la condivisione social delle tue passioni.

Ho detto a mia nonna…
D’accordo ora ti spiego: hai un vaso, ci innesti la tua pianta, si sa la gente si appassiona al giardinaggio, il vaso è connesso ad internet ed è in grado di dirti come sta la tua pianta.
Poca luce, caldo, troppa acqua, è in grado di comunicarti in ogni momento della giornata qual è il suo stato di salute, utilizzando lo stesso linguaggio di un essere umano.
Ma c’è di più, la tua pianta avrà una sua personalità su internet, con un profilo Lifely, ed utilizzerà i social (Facebook, Twitter, Instagram) per comunicare con te e fare amicizia con i tuoi amici, che potranno suggerire come curarla al meglio, oppure potrà relazionarsi con le altre piante che si trovano attorno o che sono affini.
Non vogliamo oggetti ‘User Friendly’, ma ‘User Lovely’. Abbiamo in mente di progettare anche l’acquario Wi Fi e la bicicletta!
Se vuoi capire meglio di cosa si tratta guarda il video del trailer e quello della presentazione dell’idea.

Un’ultima domanda, perché avete scelto uno spazio di coworking e perché avete scelto Open Campus?
Ti potremmo parlare della logistica, dei servizi e degli spazi accoglienti, della rete e del networking, è vero, Open Campus è anche questo, ma quello che più è utile per un’azienda è il confronto, la possibilità di avere dei feedback immediati, grazie ai quali è possibile vagliare l’idea, valutarne l’appeal, ottenere suggerimenti per migliorarla, trovare soluzioni immediate per qualsiasi tipo di problema o difficoltà.
La forza del coworking è il gruppo, quella che viene definita intelligenza e conoscenza collettiva.

 photo: ©NicolaMassa

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