Luca Sini racconta la sua GuideMeRight, con sede in Open Campus

Luca Sini racconta GuideMeRight, la sua startup

Blog

Ciao! Mi chiamo Luca Sini e vorrei provare a darvi un’idea di come, a prescindere da considerazioni su bolle o non bolle Start Up, un’esperienza di questo tipo possa stravolgere una o più vite.

L’anno scorso frequentavo un Master nella grigia Inghilterra. Io sono un sardo irrequieto che, grazie all’Erasmus, ha scoperto un mondo diverso e stimolante fuori dall’isola, ma che continua a tornare nella speranza di poter trovare qua parte di quello che lo attira all’estero. E che non capisce per quale motivo non dovrebbe essere fattibile qua. Anni fa mi atteggiavo a giocatore di pallacanestro ed è così che ho conosciuto Pietro Pirino. Pietro è una sorta di fumetto vivente che non vi ascolta più se vede un nuovo prodotto tecnologico o un inconsueto dettaglio grafico. E credetemi, stiamo parlando di cose che noi umani non possiamo neanche immaginare. Io ancora non li vedo neanche dopo che me li fa notare. Oltre al basket c’era un’altra cosa che ci accomunava. Realizzare un nostro sito o App che, in qualche maniera, potesse raggiungere tante persone in giro per il mondo e, possibilmente, facilitarne la vita in qualche maniera.

A Maggio 2013 abbiamo partecipato allo StartUp Weekend del Tiscali Open Campus per presentare GuideMeRight. L’idea consisteva nel permettere a qualunque viaggiatore di avere sempre a disposizione un “amico locale” nella destinazione visitata.
Il primo impatto con l’ambiente Start Up è stato sorprendente. Mai avremmo pensato che ci fosse un fermento tale in Sardegna. 110 persone con qualsiasi tipo di background e con 41 idee imprenditoriali, più o meno fondate.

In poche ore avevamo creato un team di 8 persone (per le 56 ore no stop dell’evento) che funzionava alla perfezione, cosa che solitamente richiede mesi. Alternavamo momenti di lavoro sfrenato a brainstorming rilassati su temi assolutamente non attinenti all’evento. Sembravamo già degli start upper in carriera, anche se sapevamo bene di non esserlo. Ci premiarono con il primo posto. Da lì Andrea Zanda ci ha affiancato come co-founder del progetto, e siamo rimasti in contatto con gli altri membri del gruppo nella speranza, un giorno, di tornare a lavorare insieme. Andrea è un Developer alternativo in tutto e per tutto. Dal suo percorso formativo personale e professionale, alle tecnologie che usa per sviluppare i suoi progetti, fino alla mentalità imprenditoriale che lo contraddistingue.

Le prime settimane furono al limite del surreale. Eravamo stati catapultati in un mondo che ci entusiasmava ma che ancora non conoscevamo.
Il nostro primo mentor fu Mario Mariani che, accogliendoci nel suo incubatore cagliaritano (The NetValue), ci presentò una pura e dura verità: l’idea è solo un potenziale inizio, quello che conta è la “execution”.
Nel farlo, però, non stroncò mai il nostro entusiasmo. Importante.
Il periodo trascorso da NetValue fu particolarmente utile. Per la prima volta potevamo confrontarci con altre StartUp, più o meno avviate, ma anche con gli esperti dell’incubatore. Che ancora oggi si ricordano di noi per le 1000 domande fatte e, spesso, ripetute. Noi, però, non eravamo ancora capaci di applicare tutto ciò che ci veniva consigliato. Da lì la seconda lezione: bisogna imparare a filtrare i consigli e capire cosa fare e cosa non fare prima di sbatterci la testa contro. Cosa, purtroppo, spesso inevitabile.

A fine Agosto siamo tornati all’origine. Rientro al Tiscali Open Campus per il programma GoLive!. Era un periodo particolarmente intenso. Tentare di sviluppare velocemente un prodotto/servizio web mentre si partecipa ad ogni bando disponibile, si scrivono Business Plan immaginifici e si fanno lavoretti a terzi per finanziarsi, ti porta ad avere orari particolari. L’Open Campus divenne una specie di seconda casa che rimaneva aperta 24/7, dove era possibile staccare ed imparare semplicemente interagendo con altri start upper e liberi professionisti del co-working space. La struttura stava nascendo e nessuno di noi sapeva esattamente come sarebbe diventata. Il tempo ha fatto si che iniziasse una sorta di mutua collaborazione tra tutti noi Membri e Resident del Campus. Oggi chiedi aiuto al vicino di scrivania esperto in quello o quell’altro, che domani chiederà aiuto a te. Ti confronti su temi che ti interessano fino, casualmente, a far partire un nuovo progetto. Alla fine, ti senti meno matto di quello che sei perché, improvvisamente, non sei il solo.

Ma non era finita, inizia un mese di Start Up School di Mind The Bridge nella Silicon Valley. Un’esperienza che non si può spiegare in poche parole, o forse si. Istruttiva. Senti la positività della cultura americana e, al tempo stesso, prendi coscienza che uno Start Upper a San Francisco è come una goccia d’acqua in mezzo all’oceano. Un ambiente che sembra surreale finisce per farti vedere lo stato reale delle cose: tutto è possibile ma, se vuoi competere a quel livello, devi davvero eccellere, come singolo e come team.

Durante questi mesi ci siamo convinti di tutto e del contrario di tutto. Abbiamo cambiato approccio al progetto più e più volte. Abbiamo sbagliato ed abbiamo imparato a sbagliare. Abbiamo chiesto ed abbiamo capito come filtrare i consigli. Abbiamo conosciuto ed abbiamo imparato a presentarci. Abbiamo capito come si evolve una Start Up. Abbiamo sperimentato che “tutto e subito” non è possibile, ma che è meglio leggere “The Lean Start Up”. Abbiamo capito perché il team è fondamentale, e cosa vuol dire essere un team. Abbiamo scoperto cosa vuol dire collaborare, e quanto la collaborazione sia necessaria. Abbiamo assimilato che nessuno sa la verità, ma che l’unico modo per scoprirla è mettersi alla prova.

Una cosa che possiamo dire per certo è che non si tratta di un gioco, e che non si può affrontare come tale. Se hai un’idea e decidi di provare a realizzarla, fatti prima un esame di coscienza e trova qualcuno con cui intraprendere e condividere questa esperienza. Ne avrai bisogno.
Non innamorarti troppo della tua idea, perché cambierà.
Goditi l’esperienza ed impara, ti servirà tutto. Anche se ancora non sai né perché nè per cosa. Trova qualcuno che te lo ricordi, perché non sarà sempre così chiaro.

Per quanto ci riguarda, nel 2014 lanceremo GuideMeRight in Italia.
Vedremo se i turisti condivideranno la nostra vision di un’esperienza di viaggio rinnovata, grazie alla compagnia di un “amico locale” anche in città dove non conosciamo nessuno.
Magari contribuiremo a migliorare il turismo in Italia. Magari, faremo la nostra parte per migliorare le condizioni in Italia. Perché alla fine, è qui che vogliamo poter restare in futuro. E siamo convinti che questo dipenda anche da noi.

, ,
Menu