Cosa ha deciso la Consob in relazione al sito cryp.trade

Parola d’ordine: semplificare. Ci pensa l’avvocato!

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Tutti i giorni passano sotto i nostri occhi decine di notizie, avere il tempo e le conoscenze necessarie per affrontarle tutte non è spesso possibile. Ci sono però degli argomenti che attirano particolarmente la nostra attenzione e allora vorremmo fermarci, capire, approfondire.

Marco Porcu, l’avvocato che insieme a Valentina Zuddas si prende cura del nostro sportello di consulenza legale Help!, ci aiuterà a sciogliere le incertezze che una notizia scritta in legalese suscita in ognuno di noi.

Partiamo subito con il tema di oggi: bitcoin e denunce della Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa.
Questo, per i più coraggiosi, è il link alla decisione della Consob, che ha ad oggetto la sospensione, ai sensi dell’art. 99, comma 1, lett. b), del D. lgs. n. 58/1998, dell’offerta al pubblico residente in Italia effettuata dalla società Cryp Trade Capital avente ad oggetto investimenti di natura finanziaria promossi tramite il sito internet https://cryp.trade.

Tutto chiaro? No?
Allora, lasciamo la parola al nostro avvocato.

SEQUESTRATO UN SITO CHE SCAMBIAVA BITCOIN
La Procura di Roma, in data 21 marzo 2018, ha disposto il sequestro preventivo di un portale web attivo nello scambio di criptovalute, tra cui anche il bitcoin.

A seguito di una denuncia presentata dalla Consob, la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa che ha tra i suoi compiti principali quello di vigilare sui soggetti che operano sui mercati finanziari e offrono prodotti di investimento, l’autorità giudiziaria ha deciso di intervenire disponendo il sequestro preventivo del sito web cryp.trade.

Nonostante diversi organi di stampa abbiano puntato il dito contro i bitcoin, il provvedimento non deve trarre in inganno, in quanto la Consob con la Delibera n. 20110 del 13 settembre scorso ha chiesto l’intervento giudiziario non perché veniva scambiata della criptovaluta ma per gli alti rendimenti mensili offerti ai risparmiatori, tra il 17,7% e il 29,7% del capitale investito, fondando il sospetto di un illecito schema piramidale. Per intendersi, se il sito avesse offerto altri prodotti le conseguenze non sarebbero state differenti.

Nessuna decisione epocale quindi, anche perché, nonostante l’importanza sempre maggiore dei nuovi strumenti di investimento, la legislazione italiana non è ancora intervenuta in modo specifico sul tema criptovalute.

Hai dubbi o vuoi segnalarci altre notizie oscure? Scrivici a info@opencampus.it

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