Bangbite: la startup che vola andando oltre il Fantacalcio.

Bangbite: la startup che vola andando oltre il Fantacalcio.

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Bangbite è una startup italiana specializzata nei social games. Ha creato OFootball un gioco online che al momento conta oltre 900.000 utenti registrati e che grazie a un finanziamento di 1 milione e mezzo di euro, del fondo di venture capital Principia, punta a conquistare anche i mercati esteri. Una testimonianza importante che nel nostro Paese, nonostante una crisi economica senza precedenti, esistono ancora imprenditori capaci di cogliere le nuove opportunità che i mercati e le nuove tecnologie offrono. Abbiamo sentito Gianpaolo Cattenari, 42enne fondatore e amministratore delegato di Bangbite, per farci raccontare come è nato OFootball e quali sono i progetti futuri della società.

Quando e come è nata l’idea di OFootball?
“L’idea nasce qualche anno fa con un amico un po’ per caso. Abbiamo deciso di provare una nuova tecnologia, io ho un background tecnico, e come obiettivo per il test abbiamo deciso di fare un gioco che riguardasse il calcio. Una volta messo online ha incominciato ad avere i primi utenti affezionati che attraverso una serie di segnalazioni e richieste ci hanno aiutato a svilupparlo sempre di più”.

In che anno lo avete lanciato?
“Il gioco è andato online alla fine del 2008 e dopo un anno circa, a novembre del 2009, abbiamo deciso di costituire una società perché quello che era nato come un esperimento necessitava ormai una gestione dedicata. L’anno scorso con i soci della holding 2Music (Gruppo Kiver) abbiamo deciso di fare un investimento per vedere se c’erano delle ulteriori possibilità di crescita. Abbiamo avuto dei riscontri positivi e per riuscire a fare un salto di qualità definitivo, anche oltre i confini italiani, abbiamo deciso di andare alla ricerca di un venture capital e abbiamo trovato in Principia il fondo che ci ha creduto”.

L’obiettivo dell’investimento di Principia è quindi quello di portare OFootball fuori dall’Italia?
“Solo in parte, perché è vero che vogliamo sbarcare all’estero per far crescere il numero di utenti ma è anche vero che vogliamo farlo con un prodotto migliore rispetto a quello attuale puntando alla multicanalità ed in particolare alle piattaforme mobili. Abbiamo già l’applicazione per iPhone e a breve avremo anche quella per Android e una versione dedicata ai tablet”.

Quante persone lavorano oggi OFootball?
“Siamo una decina, tutti con base a Sassari, ma fino al mese scorso eravamo in 5”.

Per fare una startup servono solo competenze tecniche?
“Quelle tecniche sono ovviamente prevalenti perché prima o poi la complessità tecnologica va gestita, ma non sono esclusive. Il nostro team iniziale per esempio era composto da 4 sviluppatori e 1 project manager. Aggiungo poi che una competenza fondamentale per ogni startup è quella relativa all’acquisizione di clienti con mezzi economici limitati, sfruttando i nuovi media di comunicazione”.

Qual è stata l’entità dell’investimento iniziale?
“Per mettere online la piattaforma l’unico investimento fatto è stato quello del tempo mio e del mio socio iniziale. L’anno scorso invece l’impegno finanziario della holding 2Music per fare un ulteriore salto di qualità è ammontato a più di 100.000 euro”.

Molto sinteticamente cosa è OFootball?
“La prima cosa che voglio dire è che non è il Fantacalcio. È un gioco online che non richiede nessun tipo di installazione ma necessita solo di una connessione internet e di un browser. Il giocatore interpreta il ruolo di un manager di calcio, alla inglese, che deve gestire tutti gli aspetti della società, da quelli tecnico tattici a quelli economico finanziari: il calciomercato, il merchandising e così via”.

Insomma un sogno per milioni di italiani. 
“Non solo, perché dai primi riscontri che abbiamo l’interesse è forte anche all’estero”.

I giocatori vincono somme in denaro?
“Assolutamente no. E’ vero che il gioco è un manageriale ma l’obiettivo è puramente ludico”Ormai si può dire che Bangbite è un caso di successo.

Quali sono i requisiti fondamentali per uno startupper?
“Sicuramente la voglia di fare intesa come la predisposizione a fare sacrifici e a dedicarsi all’iniziativa al 100%. Qualunque investitore ti chiede questo prima di puntare su di te. I progetti portati avanti con un impegno limitato difficilmente trovano sbocco anche se hanno ottime potenzialità”.

Un consiglio invece che si sente di dare?
“Migliorare la capacità di ascoltare. Uno dei difetti degli startupper spesso è quello di non riuscire a relazionarsi con un possibile investitore. Spesso non si accettano indicazioni dall’esterno perché si è convinti di conoscere meglio di tutti il proprio business. Bisogna invece avere le orecchie ben aperte perché ogni informazione aiuta a crescere e bisogna essere pronti ad afferrarla prima che siano altri a farlo”.

Intervista di Michael Pontrelli

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