Intervista a Luca Panzarella, l'autore di Vivere Freelance

Intervista a Luca Panzarella: creativo, designer e autore di Vivere Freelance

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Luca Panzarella è un creativo, si occupa di design e tra i suoi tanti progetti è autore della guida “Vivere Freelance”. Farà tappa a Cagliari (presso l’Open Campus di Tiscali, Loc. Sa Illetta) con #1001tour il 20 marzo alle ore 18:30. Potete acquistare il ticket per l’evento (seminario + apericena) tramite il form su EVENTBRITE.

Ciao Luca. Descrivi in una frase le tue competenze e ciò di cui ti occupi ora. 
Disegno prodotti per il web e mobile da circa dieci anni: sono uno UX designer.
Da un po’ di tempo a questa parte ho scoperto che mi piace disegnare anche nuovi business: per questo adesso mi occupo di sviluppare il business di Coffice, un’agenzia di sviluppo mobile e App&Map, un servizio per creare un’app per la propria destinazione.

Nel tuo seminario parli di 1001 modi per trovare lavoro in un periodo in cui la disoccupazione, soprattutto giovanile, continua a crescere e la considerazione che si sente fare più spesso è che il lavoro non c’è. Ciò significa che, secondo te, il lavoro c’è ma bisogna saperlo trovare?
Il lavoro c’era, adesso no, adesso è finito, l’ho scritto tre anni fa in questo ebook gratuito. Ma ho avuto la fortuna di nascere in una delle regioni più povere d’Italia, dove il lavoro era finito da un pezzo.
Per cui prendo atto di questo: il lavoro non c’è e quello che c’è è mal pagato e poco gratificante. Potremmo stare ore a discutere su di chi è la colpa. Ma la domanda vera è: dato che ci troviamo in questa situazione, cosa possiamo fare? Meglio: cosa possiamo farne di buono? Ecco, tutto nasce da questa domanda.
Perché una soluzione c’è sempre, solo che pochi la conoscono: io non ho alcuna bacchetta magica, ma solo tanti trucchetti imparati sul campo nel corso degli ultimi dieci anni di lavoro in giro per l’Italia e all’estero.
Non sono trucchetti magici, ma ti fanno evitare di perseguire strade poco fruttuose.

Perché non vale più la pena di inviare CV? 
Perché non leggiamo, perché non ci sappiamo presentare, perché conta di più le cose che diciamo, quanto stringiamo forte la mano, come ci vestiamo e le stupidaggini che scriviamo sul nostro profilo Facebook. Ci sono tantissime variabili molto più importanti di un CV.
Dopo, un attimo prima di firmare il contratto, solo allora vale la pena di dare un’occhiata al CV.

Hai lavorato tra Roma, Milano e Londra: un Paese come il Regno Unito forse è più pronto a uno stile di vita da freelance come quello che tu proponi? Quali sono gli aspetti in cui l’Italia è ancora indietro? 
Premessa: l’Italia non è indietro. L’Italia è un’altra cosa. Essere indietro presuppone che stiamo tutti partecipando alla stessa gara, ma non è così. Non siamo interessati a diventare né l’Inghilterra né gli Stati Uniti. Nel bene e nel male. Dunque sì: un Paese come il Regno Unito è certamente più pronto a uno stile di vita del freelance.
Detto questo se sei un freelance in Italia devi scontrarti con due problemi che all’estero non hai: le tue scelte spesso non saranno condivise dagli altri e pagherai più del 50% del tuo ricavato in tasse.
Entrambi i punti sono complicati ma in ogni caso superabili.
Se non ti stanno bene ma vorrai comunque inseguire i tuoi sogni, ecco che cominciano i problemi.

Puoi segnalare, al contrario, qualche realtà italiana innovativa con cui hai avuto a che fare?
Translated, a Roma, un posto di lavoro assolutamente fuori dal normale; un posto che mi ha formato, sia nelle competenze che nella mentalità.
Talent Garden, il coworking dove passo spesso le mie giornate lavorative, dove ho incontrato delle belle persone.

 

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